“Piero Fornai Tevini ed il teatro” di Toni Maraini

I teatri surreali di Piero Fornai Tevini

Da più di un decennio Piero Tevini costruisce piccoli spazi/teatro nati come collages di forme, immagini ed eventi.

Queste costruzioni, minimali eppure ‘barocche’ (come conviene all’elaborazione fantastica), mettono in scena minuscoli, e caleidoscopici atti unici. Captati in uno spazio dai limiti incerti e dal tempo immobile, non si sa quando sono iniziati nè dove finiscono. Un intricato gioco di pannelli e di prospettive suggerisce punti di vista mutevoli, scene e retroscene intraviste tra arcate e sipari. L’assemblaggio è asimmetrico; gli equilibri instabili; gli eventi imponderabili. Le strutture, prevalentemente lignee, integrano materiali ‘poveri’, fragili, di recupero e reperti vari. Tutto questo ci ricorda che non siamo in presenza di preziosi teatri in miniatura, nè tantomeno di una simulazione realista dello spazio scenico. Tevini non ‘imita’ nulla. Non miniaturizza e riproduce teatri. Piuttosto, munito di una candida ed estrosa poetica, egli esplora uno spazio di teatralità a sè stante. Uno spazio immaginifico e surreale; lillipuziano quanto basta per evocare un universo di giocosa leggerezza e obbligarci a tornare al ‘piccolo’ sguardo complice dell’infanzia. La sua ricerca, condotta con solitaria inventiva, è tra quelle che, oggi, portano aventi il sognato monologo dell’arte.

Le strutture di Tevini sono sculture minimali.

Sculture/pitture, scenari di onirica natura. Non è lontana l’eco di quel soave e incisivo senso dell’humor surrealista (in particolar modo pensiamo a Max Ernst) teso a far sorgere ‘situazioni semantiche’ inattese dall’interazione tra simboli, immagini e forme, e a creare disorientamento tra realtà e sogno. Non a caso qua e là talvolta compaiono esili si/houettes di giocolieri e pantomimi – o le loro ombre.

Uniche figurine mobili, esse sono nel contempo guida, attori e testimoni che accompagnano, traballando con grazia, scene di immota e silenziosa aspettativa. Gli atti unici sono – giustamente – sibillini. Non si sa cosa si aspetti, nè chi sia il pubblico convitato, nè quando, come e perché sia iniziata la rappresentazione.

Introdotti nella scena di un minuscolo evento, solo sappiamo che – come al teatro, al circo, nella commedia buffa o sulla scena della memoria e della fantasia – vi si rappresenta qualcosa della vita e della sua derisoria e fragile pantomima.

Toni Maraini – Roma, gennaio 2000