“Un lavoro incantato” di Toni Maraini

 

 

 

Un lavoro incantato

 

 

 

L’incanto abita l’opera di Piero Fornai Tevini, artista che vive e lavora a Roma e da alcuni decenni esplora materie e tecniche diverse con la stessa meraviglia con cui esplora forme e ‘storie’ del nostro archeo-bagaglio immaginario. Recuperando materiali di natura e origine diversissime, Tevini si lascia guidare dal loro potere evocativo. Così, come in una radice essiccata dal sole può scorgere un primordiale pesce volante, di ogni cosa ‘vede’ essenze e metafore che captano segrete risonanze e corrispondenze. La inconsueta contiguità di immagini e forme ci coinvolge in quel ‘teatro interiore’ senza il quale non vi sarebbe linguaggio. Frammenti di sogno e leggende ci vengono incontro emergendo da spazi, vedute e composizioni in cui riconosciamo subconscie epifanie. Che ci fa l’unicorno in una città di notte? E cosa un equilibrista in una piazza, una graziosa dama antica in una foresta, un tempio in un deserto? Creano, appunto, incanto. Un incanto inquietante e sibillino. L’arte di Tevini s’è nutrita di opere e letture congeniali alla sua curiosità, sensibilità e visione del mondo. Nei suoi quadri e ‘teatri’ troviamo riferimento a Calvino e Borges, a Max Ernst, a quanti hanno esplorato l’immaginario, a miti e luoghi fondatori del mondo Antico (ma non solo). Questo non pone l’arte di Tevini fuori dal reale, e neanche interamente nel surreale, ma in una dimensione meta-reale quanto può esserlo il travaglio di un ‘teatro interiore’ che celebra l’incontro tra sogno e  realtà. La ricerca di Tevini non si basa su ‘automatismi’ spontanei ma procede con ragionato pensare, cercare e congegnare. Costruisce, assembra, incolla, dipinge materiali spesso fragili per narrare ‘storie’ immanenti e come sospese nel tempo. Ogni suo lavoro è una drammaturgia, uno psicodramma, la captazione di sottese memorie sulla scena del mondo e della natura. Ma non di qualsiasi mondo o natura; il referente è l’archetipo che in ognuno di noi risveglia alchimie fantastiche. Forse, è l’eterna infanzia dell’anima che ci seduce in questa giostra di simboli. Uno ‘spettacolo’ con atti, personaggi e vedute che migrano di scena in scena, in un viaggio con approdi inattesi e nuove avventure.

         I ‘teatrini’, le scatole magiche, i libri/oggetto vennero, all’inizio, a liberare le superfici dei quadri aprendoli su spazi d’illusione tattile atti a rendere quel giocoso disorientamento e trompe-l’oeil, che sono il sale d’ogni fantasmagoria. Sulla scia di questo percorso, e a lato di composizioni tridimensionali divenute, negli anni, più complesse, la pittura dei quadri, cioè di superfici piane, si è fatta sempre più presente, matura, intensa, traboccante. Invade tutto di materia pittorica, colori, coloriture, tinte e pennellate. Non mancano collages di materie diverse. Nell’oscillare tra ‘teatri’ e quadri, la ricerca di Tevini ha acquisito sapienza integrando elementi dell’una e dell’altra ricerca. Ogni superficie e oggetto del suo studio – che egli chiama Atlantide – è segnato da quest’arte dell’incanto. Ma, fuori, il mondo è altra cosa. Consuma e dà in spettacolo l’impoverimento immaginario e pittorico del presente. E’ per questo che artisti come Piero Tevini, caparbiamente immersi in ricerche d’assoluta poesia, dove la pittura ancora vive, sono più che mai necessari. Nel panorama artistico odierno egli si distingue per un lavoro di rigorosa e visionaria invenzione.

 

Toni Maraini

Roma, Febbraio 2010

 

“Piero Fornai Tevini ed il teatro” di Toni Maraini

I teatri surreali di Piero Fornai Tevini

Da più di un decennio Piero Tevini costruisce piccoli spazi/teatro nati come collages di forme, immagini ed eventi.

Queste costruzioni, minimali eppure ‘barocche’ (come conviene all’elaborazione fantastica), mettono in scena minuscoli, e caleidoscopici atti unici. Captati in uno spazio dai limiti incerti e dal tempo immobile, non si sa quando sono iniziati nè dove finiscono. Un intricato gioco di pannelli e di prospettive suggerisce punti di vista mutevoli, scene e retroscene intraviste tra arcate e sipari. L’assemblaggio è asimmetrico; gli equilibri instabili; gli eventi imponderabili. Le strutture, prevalentemente lignee, integrano materiali ‘poveri’, fragili, di recupero e reperti vari. Tutto questo ci ricorda che non siamo in presenza di preziosi teatri in miniatura, nè tantomeno di una simulazione realista dello spazio scenico. Tevini non ‘imita’ nulla. Non miniaturizza e riproduce teatri. Piuttosto, munito di una candida ed estrosa poetica, egli esplora uno spazio di teatralità a sè stante. Uno spazio immaginifico e surreale; lillipuziano quanto basta per evocare un universo di giocosa leggerezza e obbligarci a tornare al ‘piccolo’ sguardo complice dell’infanzia. La sua ricerca, condotta con solitaria inventiva, è tra quelle che, oggi, portano aventi il sognato monologo dell’arte.

Le strutture di Tevini sono sculture minimali.

Sculture/pitture, scenari di onirica natura. Non è lontana l’eco di quel soave e incisivo senso dell’humor surrealista (in particolar modo pensiamo a Max Ernst) teso a far sorgere ‘situazioni semantiche’ inattese dall’interazione tra simboli, immagini e forme, e a creare disorientamento tra realtà e sogno. Non a caso qua e là talvolta compaiono esili si/houettes di giocolieri e pantomimi – o le loro ombre.

Uniche figurine mobili, esse sono nel contempo guida, attori e testimoni che accompagnano, traballando con grazia, scene di immota e silenziosa aspettativa. Gli atti unici sono – giustamente – sibillini. Non si sa cosa si aspetti, nè chi sia il pubblico convitato, nè quando, come e perché sia iniziata la rappresentazione.

Introdotti nella scena di un minuscolo evento, solo sappiamo che – come al teatro, al circo, nella commedia buffa o sulla scena della memoria e della fantasia – vi si rappresenta qualcosa della vita e della sua derisoria e fragile pantomima.

Toni Maraini – Roma, gennaio 2000

CURRICULUM

 

ILLUSTRAZIONI E COLLABORAZIONI COLLETTIVE

 

 

1978 Don Chisciotte – Son Detti occhi,  

     Roma

 

1986 Invarianti, Edizioni Pellicani

 

1990 C. Mutini – La superiorità del

     Giorno,Edizioni Pellicani

 

1990 La caccia allo squamo, L. Carrol,

     trad. di D. Valori, Roma

 

1993 Lubavitch News, Roma

 

1993 Teatro dell’orologio, Omaggio a

     Maiakowski, Roma

 

1993 Politecnico Roma, Collettivo

     pro Associazione, Roma

 

1994 L’Ariete, Via Giulia, Roma

 

1995 Noteghen, Via del Babuino, Roma

 

1996 Food for All, FAO, Roma

1997 Dorme San Lorenzo, Roma

1998 Massenzio Arte, Muro Poetico, Roma

 

MOSTRE PERSONALI

1987 Dulcis lnn, Via Panisperna, Roma

 

1988 Magazzini Forma e Memoria, Roma

 

1989 La città e le stelle, Via Urbana,

     Roma

 

1991 “Villa Glaucia” a Teresopolis,

     Rio de Janeiro, quattro polittici,

     sei opere

 

1992 Biennale Sharja, Emirati Arabi

 

1993 Festival Galleria Nazionale

     Amman, Giordania

 

1994 Lo Studio, Via Bodoni, Roma

 

1995 L’Ariete, Via Giulia, Roma

 

1998 De Miranda, ViaLe Giulio Cesare,

     Roma

 

1998 Teatro Comunale, Narni

 

1999 “Crearte”,Via del Conservatorio,

     Roma

 

1999 Porcelli Tavern, Amelia

 

2000 Teatro Petrolini, Roma

 

2000 De Miranda, Roma

 

2001 Libreria quasar, Roma

 

2002 Galleria Micrò, Torino

 

2004 B.Kssingen-Wurzburg, Roma Fantastica

     Atelier Catoni, Germania

 

2005 Caffè Teatro Pergolesi, Jesi

 

 

 

MOSTRE PUBBLICHE

 

 

1992 Biennale Sharja, Emirati Arabi

 

1993 Festival Galleria Nazionale Amman,

     Giordania

 

1998 Teatro Comunali di Narni

 

2000 Teatro Petrolini, Roma

 

2001 Museo Archeologico, Amelia

 

2003 Cenacolo San Marco, Terni

 

2003 Banca Popolare di Milano, Roma

 

2005 Teatro dell’Opera, Roma